A tutti i comandi zona. 24 aprile 1945

Comunicasi il seguente telegramma: ALDO DICE 26 x 1 Stop

Nemico in crisi finale Stop Applicate piano E 27 Stop Capi nemici et dirigenti fascisti in fuga Stop Fermate tutte macchine et controllate rigorosamente passeggeri trattenendo persone sospette Stop Comandi zona interessati abbiano massima cura assicurare viabilità forze alleate su strade Genova-Torino et Piacenza-Torino Stop

Sempre con noi


Claudio Varalli e Giannino Zibecchi quarant’anni dopo


Il 5 maggio del 1818, tre anni esatti dopo la morte di Napoleone Bonaparte, nasce a Treviri, in Germania, Karl Marx. È quasi un cambio di testimone: il più importante figlio della rivoluzione borghese lascia il passo al padre della rivoluzione proletaria.

Il padre della rivoluzione proletaria certamente, ma non solo: anche il creatore del più vigoroso scrollone dato all’esistente per l’emancipazione dell’intera umanità. Perché proprio questo è stato l’intendimento marxiano: spingere gli esseri umani, sotto la guida della classe operaia, quella ancora non compromessa dal potere, quella che aveva da perdere solo le proprie catene, sulla strada della conquista della propria realizzazione di società di uomini liberi da condizionamenti economici e ideologici, cosicché, tolti gli ammennicoli imposti dal passato, venisse aperta una nuova e diversa fase storica.

Marx l’ha più volte detto: le parole d’ordine della rivoluzione francese, liberté-fraternité-égalité erano sacrosante, ma tradite in partenza dall’ipocrisia borghese; solo con il proletariato, con la sua capacità di sostituire al “cittadino” borghese l’“uomo” nella sua vera dimensione di uomo e nient’altro si sarebbe potuto avanzare davvero verso la realizzazione umana, quello stato di grazia della società in cui “ognuno avrebbe avuto secondo i suoi bisogni e avrebbe dato secondo le sue capacità”.

E, val la pena ripeterlo in questi tempi di dilagante ignoranza (nuova o di ritorno poco importa), la cultura, diventando bene comune, avrebbe dovuto essere di indispensabile aiuto alla coscienza di questo cambiamento. Ai suoi tempi, il giovane Marx profetizzava l’incontro tra la voglia di riscatto del proletariato e la filosofia tedesca; oggi, mentre già appare difficile dare una corretta ridefinizione delle classi e definire in modo unitario gli sfruttati che potrebbero paragonarsi alla classe operaia del XIX e XX secolo, si preannuncia addirittura avventuroso pensare a una cultura, a una intellighenzia, capace di dare una mano, tenendosi fuori da compromessi (allora si sarebbe detto socialdemocratici) o perlomeno da scandali e malcostume.

Quello che nella sua vita (e varrebbe forse la pena rileggere la biografia di Marx scritta da Mehring) ci ha lasciato come messaggio positivo il “Moro” (lo chiamavano così per il colorito del volto, da giovane incorniciato dalla barba scura) è che le soluzioni, se si guarda la realtà e se la si studia attentamente e scientificamente, si possono sempre trovare; che la ricerca della nostra realizzazione umana non deve finire con una resa; che è possibile, dopo averlo compreso nella sua attualità, battersi per cambiare il mondo. Con un obiettivo mai realizzato, né dal capitalismo né dal socialismo reale: la conquista di ciò che Marx chiamava “il Regno della Libertà”.


Planchet